L'età dell'uroscopia

 

A partire dal 600 d.C. e per più di un millennio il medico e la medicina stessa si identificarono con la pratica dell'uroscopia. Momento fondamentale e imprescindibile della visita medica era l'esame delle urine, inteso come osservazione da parte del medico delle urine del paziente. Dal colore, dall'aspetto, dalla densità e talvolta anche dal sapore delle urine il medico poteva ricavare quasi tutte le notizie sullo stato del malato. Questa pratica fu teorizzata dalla medicina bizantina a partire dal 600 d.C. (Teofilo Protospatario prima e Giovanni Attuario poi) e si diffuse rapidamente in tutta Europa.

Per quasi mille anni i numerosissimi trattati "De urinis" rappresentarono il fondamento del sapere del medico. Andavano prese in considerazione tutte le possibili caratteristiche: l'ora di emissione delle urine, la quantità, la stagione, il sesso del malato, il suo temperamento, la presenza di sedimenti, le abitudini alimentari ecc. L'uroscopia rispondeva pienamente ai dogmi ippocratici secondo i quali medico è colui che attraverso i segni è in grado di formulare la prognosi. E i segni più importanti erano rappresentati dal polso e dagli escrementi, in primo luogo dall'urina.

Inevitabilmente questa pratica favorì il rapido diffondersi di ciarlatani e di "uromanti".